Fabio Sanna, cameriere e barman al Ristorante Trovatore – Venezia, in questo piccolo video vi mostrerà la procedura e gli ingredienti per la realizzazione di un ottimo Mojito.

Procedimento.

Prendere 1 Lime, tagliarlo a cubetti. Mettere i cubetti nel bicchiere, possibilmente un tumbler alto, e aggiungere 3 cucchiai di zucchero di canna grezzo. Pestarli animatamente e aggiungere  abbondante menta e ghiaccio fino all’orlo del bicchiere. Aggiungere Rhum fino  a riempire 3/4 del bicchiere e iniziare a miscelare il tutto.

Decorare a piacimento e il vostro Mojito è pronto.

Mojito, un po’ di storia. (Wikipedia)

L’origine del mojito rimane piuttosto controversa[1]: viene spesso narrato che un cocktail simile al moijto fu inventato dal famoso pirata inglese Sir Francis Drake (El Draque) nel XVI secolo. Quella versione era preparata con aguardiente (rhum non invecchiato) di bassa qualità, lime, acqua, zucchero raffinato bianco di canna e una specie locale di menta, la hierbabuena.[2] Nella metà del 1800 pare che la società Bacardi abbia dato un impulso di popolarità alla bevanda, che comunque raggiungerà la sua definitiva popolarità solo nel XX secolo.[3]

Anche sulla versione moderna del mojito non pare esistere certezza assoluta su chi lo ha proposto per primo, anche se i nomi solitamente più pronunciati sono quelli di barman della Bodeguita del Medio, Attilio De La Fuente, oppure Angel Martinez, che effettivamente rilevò il locale nel 1942, all’apice della sua notorietà per essere frequentato da noti personaggi, come ad esempio Ernest Hemingway, noto consumatore della bevanda e che con la sua frase, scritta anche nel locale “My mojito in La Bodeguita, My daiquiri in El Floridita” rese celebre la bevanda anche fuori da Cuba.[1][4]

Esistono diverse teorie anche riguardo l’origine del termine “Mojito”. Secondo alcuni, esso sarebbe legato al “mojo”, un condimento tipico della cucina cubana a base di aglio e agrumi, usato per marinare. Un’altra teoria lo lega alla traduzione della parola spagnola mojadito, che significa “umido”. Un’ultima ipotesi, considerata comunque la meno attendibile, fa risalire l’etimologia della parola al termine vudù mojo, che significa “incantesimo”.[5][6]

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