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Sito ufficiale del Carnevale di Venezia: www.carnevale.venezia.it
Programma 2010
6-16 Febbraio 2010, Venezia
Speciale Menu Carnevale di Venezia 2010
 
 
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www.carnevale.venezia
IL CARNEVALE DI VENEZIA
Le prime notizie sul Carnevale veneziano si trovano in leggi dello Stato, in atti privati o in cronache di feste, documenti nei quali lo si nomina facendo riferimento all’interpretazione cristiana del termine latino “carrus navalis”, carri processionali a forma di nave, usati a Roma nei riti di purificazione e scongiuri, che si celebravano in Febbraio. Ma secondo altri documenti, interpretati da illustri studiosi, sembra che il nome derivi dal latino “carem levare” (togliere la carne), in riferimento all’antica tradizione medievale di celebrare, al termine di un lungo periodo dedicato ai divertimenti, un banchetto “d’addio alla carne” la sera precedente il mercoledì delle ceneri, in previsione dei digiuni de delle penitenze quaresimali.
Nel 1296 il Martedì Grasso viene dichiarato festivo dal Senato. A Venezia il Carnevale abbracciava un periodo di tempo assai lungo, con un’anteprima ai primi di ottobre in coincidenza con l’apertura dei teatri. Il Carnevale vero iniziava il giorno di Santo Stefano, quando il Governo dava la licenza di portare la maschera. I festeggiamenti culminavano il Giovedì Grasso e si concludevano il giorno antecedente il Mercoledì delle Ceneri.
Dalla meta del 1400 alla fine del 1500 l’organizzazione delle feste carnevalesche era demandata alle Compagnie della Calza, associazioni di giovani patrizi contrassegnate da calze divise a quartieri di diversi colori. Carnevale significava rappresentazioni nei teatri, nei palazzi, nei caffè e nei ridotti, ma soprattutto era un clima di festa diffusa in cui popolari e nobili in maschera si mescolavano a ballerini e ciarlatani, a venditori di balsami e di mele cotte, ai cornici dell’arte e incantatori di serpenti. In questo clima di festa la maschera rappresentava l’unica possibilità, in una società in cui esistevano barriere sociali, di essere considerati tutti uguali.
Le origini del Carnevale
CARNEVALE deriva dal volgare, carne levare, in relazione
al giorno precedente l'inizio della Quaresima, in cui cessava
il consumo della carne. Con il "carnevale" s'indicano
i festeggiamenti, che precedono l'inizio della Quaresima.
Il primo giorno del Carnevale è fissato in base alle
prescrizioni ecclesiastiche. L'inizio può essere il 1°gennaio,
il 17 gennaio (S.Antonio) o il 2 febbraio (festa della Candelora),
e si protrae fino al mercoledì delle Ceneri (nel rito
ambrosiano, fino alla prima domenica di Quaresima).
Il carnevale
è una festa contadina, che risale ai riti tradizionali
della stagione invernale. L'esplosione di gioia e l'uso della
maschera avevano la funzione di allontanare gli spiriti malefici.
La maschera, infatti, rendendo l'uomo simile agli animali,
gli dava un potere simbolico e temporaneo sugli animali sacri.
Si ipotizza che la licenza sessuale, in uso durante il carnevale,
sia riconducibile ai riti di fecondità della terra.
L'usanza di bruciare un fantoccio richiama i sacrifici primitivi.
Gli antichi romani si abbandonavano a festeggiamenti, che
richiamano il carnevale odierno, durante i "Saturnali",
feste dedicate al dio Saturno (divinità italica delle
sementi), che iniziavano il 17 dicembre e si protraevano per
sette giorni.
La festa veniva inaugurata a Roma, con un sacrificio solenne,
seguito da un generoso banchetto pubblico. Seguivano, poi,
festeggiamenti di vario genere (gioco d'azzardo, allegre bevute,
scambio di doni più o meno simbolici), che spesso sfociavano
in eccessi. Durante i Saturnali tutto era consentito, in particolare
era in uso lo scambio dei ruoli, indossando gli abiti altrui;
gli schiavi venivano, ad esempio, serviti dai liberti o dai
padroni e potevano concedersi ogni libertà!
Si estraeva a sorte una specie di re della festa, che aveva
ogni potere.
Con l'avvento del cristianesimo, il carnevale continuò
ad essere celebrato, ma perse il suo contenuto magico e rituale.
Durante il Medioevo, il clero tollerò le feste popolari,
anche le più grossolane, come la festa dell'asino e
la festa dei folli (feste popolari, caratterizzate da gare
tra asini o, nel secondo caso, dalla celebrazioni di stravaganze,
definite follie).
Tra i divertimenti più diffusi, i balli in maschera
erano i più amati. Una curiosità: danzando il
ballo degli ardenti, il re di Francia, Carlo VI, stava per
perdere la vita, travestito da orso. I partecipanti alla festa
dovevano danzare intorno ad un fuoco ed il travestimento ingombrante
del sovrano francese prese fuoco durante il ballo.
Fu durante i secoli XV° e XVI°, che si diffusero le
mascherate pubbliche, e si rinnovarono alcune tradizioni.
I romantici mostrarono un grande interesse per le manifestazioni
popolari, ma ormai questi divertimenti erano stati profondamente
ridimensionati, ed avevano perso il loro splendore. Un declino,
iniziato già da qualche tempo.
In Italia il carnevale è stato sontuosamente celebrato
per secoli. Ancora oggi sono visibili alcuni tratti di quest'antica
festa popolare, nel fantastico Carnevale di Venezia.
Carnevale di Venezia
Fino all'inizio del XX° secolo, i festeggiamenti veneziani
furono la manifestazione più famosa ed importante del
carnevale italiano. La presenza del Doge e del Senato, conferivano
particolare solennità alla festa.
I veneziani celebravano il carnevale con fuochi d'artificio,
giochi di funamboli, parate e combattimenti simulati. Nel
complesso, si attuava una vera e propria celebrazione della
Venezia dei tempi passati, in cui la città era una
delle maggiori potenze marittime e commerciali.
Gli abiti, le musiche e i giochi tendevano a ricreare quella
gloria perduta, e ricordata con nostalgia. L'uso delle maschere,
oggi noto in tutto il mondo, risaliva al '700, quando, quotidianamente,
gli aristocratici veneziani indossavano delle maschere bianche,
per ornare l'abbigliamento.
GIANDUIA
Rappresenta lo stereotipo del contadino finto tonto, gran
mangiatore e bevitore. Il suo appellativo, Gianduia, deriva
dall'espressione piemontese "Gioan d'la douja",
che vuol dire Giovanni del boccale. Veste con una giacca marrone,
un panciotto giallo, parrucca e calze rosse.
Gianduia è un personaggio popolare piemontese e la
sua origine è attribuita al burattinaio G.B. Dsale,
1808.
ARLECCHINO
(dal francese antico, Hellequin, nome di un diavolo buffone,
nelle leggende medioevali francesi)
E'
un servitore poverissimo, che non ha i soldi neppure per rattoppare
il proprio vestito, con stoffe dello stesso colore! Affamato
e infreddolito, Arlecchino, con la sua furbizia, cerca di
sbarcare il lunario e di sfuggire alle prepotenze dei ricchi
e dei più forti.
Spesso, nelle commedie è impegnato a truffare il vecchio
padrone, ad aiutare i giovani amanti, a mettere in ridicolo
i soldati.
La maschera di Arlecchino è caratterizzata da pezzi
di stoffa multicolore, cuciti insieme.

COLOMBINA
E'
la servetta impicciona e pettegola, spesso rappresentata in
coppia con Arlecchino. Furba e vanitosa, è stata protagonista
di molte commedie, in Italia e in Francia, sin dal XVI°
secolo.

BRIGHELLA
Anche
lui, come Arlecchino, fa parte della famiglia dei servitori.
Inizialmente, era rappresentato come un individuo superficiale,
ma astuto e intrigante. Successivamente, Brighella divenne
un servo saggio e fedele, che ammonisce i padroni contro i
guai e la leggerezza della giovinezza, mettendo, magari, una
buona parola tra genitori e figli. Di origine bergamasca,
Brighella indossava dei pantaloni ed un camicione di tela.
Col tempo, venne rappresentato in livrea da servitore.
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